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La prevenzione delle patologie correlate al fumo

Il contesto nazionale
Il tabacco provoca più decessi di alcol, aids, droghe, incidenti stradali e omicidi messi insieme. Si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco in Italia 80.000 morti l’anno (WHO, 2000). In particolare nella fascia di età tra i 35 e 69 anni il 22% delle morti sono collegate al fumo di tabacco (WHO,2000). In Veneto fuma il 20,7% della popolazione di 14 anni e oltre, un dato che posiziona la Regione al di sotto della media nazionale che è pari al 22,2% (ISTAT,2008).
Il nostro Paese si sta impegnando attivamente per far fronte a tale fenomeno definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “Nuova epidemia” (oltre 5 milioni di morti all’anno nel mondo – DOXA, 2008). Tra gli ultimi provvedimenti, l’Antitrust ha dichiarato ingannevoli le diciture “light e leggere” sui pacchetti di sigarette in quanto non sono meno pericolose delle altre e, a partire dal 30 settembre 2003, in recepimento di una Direttiva Europea, tali scritte sono state vietate. Inoltre, per limitare l’approvvigionamento di tabacchi lavorati ai minori, a partire dal 1° gennaio 2004, i self service di sigarette sono inagibili dalle 7 alle 21. Lo ha stabilito, su richiesta del Ministero della Salute, una circolare dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di stato.
Anche in Italia, poi, come in altri Paesi dell'Unione Europea, dal 10 gennaio 2005 è stop al fumo in bar, ristoranti e altri luoghi pubblici di svago e di lavoro con l’obiettivo di tutelare la salute dei non fumatori (Legge 3/2003).
A livello nazionale un’indagine campionaria svolta dalla DOXA nel 2009 commissionata dall'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga, ha messo in evidenza che fra i giovani di 15-24 anni i fumatori correnti sono pari al 34% dei maschi e al 23,8% delle femmine, mentre fuma il 25,4% delle persone di 15 anni e più. Da tale studio emerge che la percentuale di ragazzi e ragazze che fumano continua ad attestarsi su livelli elevati con un andamento altalenante negli ultimi anni. In particolare dopo un trend leggermente calante per entrambi i sessi dal 2005 al 2008, nel 2009 il dato per i giovani tra i 15 e 24 anni è cresciuto attestandosi nuovamente attorno ai valori del 2004.

Fondamentale un intervento trasversale sanitario e sociale
Il tabagismo non si può fronteggiare solo con l’intervento sanitario, occorre da parte di tutti uno sforzo per porre rimedio ad una dipendenza che danneggia chi la pone in essere e chi la subisce. È fondamentale rinforzare il coinvolgimento attivo di tutti i soggetti impegnati nella lotta al tabagismo, dai servizi sanitari e sociali alle agenzie educative, al privato sociale. Per dare un segnale forte all’esterno è importante che ogni operatore della sanità e del sociale, dal collaboratore amministrativo dell’URP al Medico di Medicina Generale, si senta coinvolto in prima persona nel far fronte al tabagismo. La strategia del Veneto si muove proprio sulla linea della sinergia e della collaborazione.

L’impegno del Veneto nella lotta al tabagismo
La Regione del Veneto ha iniziato la battaglia contro il fumo di tabacco negli anni ’80 stringendo collaborazioni con la scuola e con l’associazionismo, in particolare collabora con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. La Giunta regionale ha approvato negli anni 2001-2002-2003-2004-2005, con deliberazioni n. 1521/2001, n. 3231/2002,n. 4076 del 30 dicembre 2003 (pdf 1,4MB), n. 2488 del 06 agosto 2004 (pdf 800KB), n. 944 del 18 marzo 2005 (pdf 400KB), n. 2675 del 07 agosto 2006 (pdf 500KB), DGR n. 2604 del 7/08/2007 (pdf 60KB), DGR n. 3669 del 25/11/2008 (pdf 500KB) i programmi annuali di prevenzione delle patologie fumo-correlate.
Attualmente il Programma Regionale di Prevenzione delle patologie fumo-correlate, rinnovato con DGR n.4022 del 22 dicembre 2009 (pdf 305KB), si articola in due linee di intervento (la prevenzione della iniziazione al fumo e il trattamento per la disassuefazione), che trovano applicazione in relazioni agli impegni del SSN derivanti dalla normativa nazionale sul fumo, al contesto organizzativo del SSR, agli aspetti sociali, etici ed educativi nei quali la prevenzione del tabagismo si colloca. Per rendere attuativo il “Programma Regionale di Prevenzione delle patologie fumo-correlate: piano strategico” è stato nominato dalle Aziende ULSS del Veneto un Referente Aziendale (Indirizzario Referenti) e sarebbe importante individuare nell’ambito di ogni Azienda ULSS un servizio trasversale sanitario e sociale specificamente dedicato.
Alla Regione del Veneto sono stati affidati dal CCM-Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute i progetti nazionali “Programma di prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali a sostegno della legge 3/2003”, “Programma di prevenzione del tabagismo e di sostegno alla legge 3/2003 nelle Regioni italiane” e “Mamme libere dal fumo”.

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